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No alla vivisezione

No alla vivisezione

vivisezione
La vivisezione ha come premessa e "giustificazione" la necessità di sperimentare le ricerche fatte, su animali o anche uomini. Tratteremo qui quella sugli animali. La crudeltà verso gli animali sembra essere senza fondo, verso esseri deboli, perché privi di parola. Per vivisezione s'intende la sperimentazione in "vivo".

Taluni studi affermano che ("Obiezione alla vivisezione", a cura della LAV ed a firma di Gianluca Felicetti), ogni anno solo in Italia più di 3.500.000 animali, e quindi più di 9.500 al giorno, tutti i giorni, vengono utilizzati per prove inutili e ripetitive, inapplicabili per la salute umana, ma ancora richieste da leggi antiquate e prive di senso logico. C'è da dire che la maggior parte di tali sperimentazioni sono inservibili, come affermano numerosi scienziati.

Primo, perché l'uomo è diverso dagli altri animali e quindi non vi sono gli stessi effetti: sono diversi per i meccanismi di assimilazione, la struttura fisica e biochimica.

Secondo, la sperimentazione sull'uomo successivamente, comunque, si ha. Sempre in relazione alla citata fonte (ove si precisa che l'attuale legge in vigore, la n.116 del 1992, ha fatto rivelare l'esistenza solo in Italia di più di 500 laboratori di sperimentazione animale, la gran parte dei quali addirittura sprovvisti di autorizzazione) si afferma (in verità non solo in tale pubblicazione, ma in molte altre), che con la sperimentazione sugli animali, erano state garantite come innocue sostanze dannose, che circolando per anni hanno arrecato danni alla salute umana.
Si precisa, apro una breve parentesi, che tutti coloro che svolgono ricerca o sono iscritti a facoltà mediche possono sollevare obbiezione di coscienza e rifiutarsi di compiere atti di vivisezione, una legge lo consente.

Ci sono dei libri, che parlano di sevizie inaudite inflitte sugli animali: Hans Ruesch: Imperatrice nuda, 1981. A volte, facendomi coraggio mi limito a leggerne talune pagine. L'autore, che dissacra gli odierni stregoni (…), afferma, dopo averne portato prove oggettive, che per gli animali da laboratorio "la morte equivale alla misericordia, ma non hanno la consolazione che la morte dovrà in ogni modo sopravvenire prima o poi", dandogli pace. Continua l'autore riportando le parole testuali di Fred Myers convocato per un'inchiesta parlamentare Usa: "… ho visto un cane vivo e pienamente cosciente, con un taglio aperto nella cavità toracica ed addominale, contorcersi disperatamente sul pavimento di quel medesimo laboratorio, mentre dozzine d'uomini e di donne gli passavano vicino senza degnarlo di uno sguardo …", per citarne alcuni dei meno avvilenti.

Ci sono delle differenze tra Paesi e Paesi. Gli animali sono obbligati ad ingerire sostanze come creme, pesticidi, oli; vengono studiati con esperimenti psicologici in condizioni estreme; vengono irradiati con raggi; gli vengono messi elettrodi nel cervello con il cranio aperto; vengono modificati geneticamente per creare dei "mostri-animali", venivano utilizzati per simulazioni d'incidenti stradali per la sicurezza, per fortuna sono stati sostituiti da manichini, una "geniale" ed impensabile idea che certamente era difficile da intuire prima…

Lo sviluppo di colture in vitro di cellule e tessuti, di rilevazioni microscopiche, offrono nuove speranze, soprattutto in riferimento alle industrie cosmetiche, anche la produzione di norme (tra cui la Direttiva Europea, 1998, la CEE è impegnata in questa direzione: ha finanziato la creazione di un apposito istituto, l"ECVAM- Centro Europeo per la Validazione dei Metodi Alternativi" di Ispra), ne disciplina una razionalizzazione della pratica vivisezionistica, con particolare tutela (che poi risultano essere permessi) per l'uso di primati, cani e gatti. Anche l'anestesia è prescritta ora ma "salvo che non interferisca con l'esperimento…" Insomma, la legislazione si sta muovendo ma arranca come sempre, il problema è sempre in fondo la sua applicazione (e noi italiani lo sappiamo bene, o meglio lo subiamo male). Controlli come al solito non ce ne sono, non c'è l'interesse politico.
Non so se adoperando le stesse risorse economiche in termine di prevenzione (invece di ricerche inutili e ripetitive, affidate non secondo criteri selettivi e strettamente meritocratici) si arriverebbe a migliori risultati, e c'e' chi, più competente di me, su questo ci giura… ed afferma che per interessi commerciali e di carriera, il cammino pare essere ancora lungo.

A me sembra importante sottolineare tali punti. Uno, che è di vitale importanza partire dalle scuole con campagne che avvicinino i ragazzi agli animali per un approccio al rispetto del diverso, del più debole. Due, che la tutela che si attua è una tutela non dell'animale stesso, non è un soggetto di diritto, e infatti, come afferma Rescigno si tutela il turbamento dell'uomo che guarda, la sofferenza e pietà nel vedere tale miseria, quindi è improprio parlare di diritti degli animali. Tre, il rispetto per il più debole, mentalmente, porta a conseguenze etiche di lungo respiro, che scardineranno interessi forti, ma qui non vogliamo parlare di questo, ma ci limitiamo solo a rilevare il nostro dissenso per la massificazione di ogni genere. Ultimo punto, gli animali percepiscono dolore, hanno apprensione, paura, ma sono solamente più ingenui e mentalmente meno astuti.

La domanda sembra essere una: la nostra società vuole insegnare la prevaricazione del più forte della violenza e dell'osservazione dell'agonia perché questo è la vivisezione.

Giacomo Gallo


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