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Mangiami: non mangiarmi

Mangiami: non mangiarmi

Così fan tutti: prima si mangia meno carne poi si è vegetariani ed in fine Vegani: per sentirsi bene con la coscienza ed in salute Essere vegetariani (ed oggi nel mondo attuale possiamo dire che è necessario essere VEGANI), non è solo non mangiare carne, ma è anche una questione che coinvolge l'etica.
Le nostre scelte alimentari sono strettamente relazionate all'inquinamento del pianeta, alla distruzione dei territori e anche alla fame nel mondo.
 Pur non diventando vegetariani, questi problemi potrebbero in parte diventare risolvibili se, semplicemente, evitassimo di eccedere nella quantità di carne consumata nell'arco della vita, la scelta migliore sia da un punto di vista etico sia salutare  è quella di escluderla del tutto.

Consolidati studi hanno dimostrato l'efficacia, in termini di miglior vita e diminuzione di malattie gravi, di un'alimentazione con assenza di proteine animali. Nonostante ciò, le informazioni in merito stentano a trovare spazio nell'informazione quotidiana: verità nascoste che contribuiscono a soffocare la nascita di una società che si possa dire almeno semi consapevole.

Un'estensione di chilometri quadrati di foresta amazzonica (quasi pari all'estensione della intera Svizzera) sono abbattuti ogni anno per creare nuovi pascoli, terreni che però col passare del tempo diventeranno sterili... così ogni anno si ha la trasformazione di tali zone in terre desertificate. Poi vi è il problema del consumo delle acque e dell’inquinamento dei fiumi e dei laghi causato dagli allevamenti intensivi... ma questo ci porterebbe lontano.
A queste problematiche si aggiunge anche il fatto che la carne portata in tavola è prodotta da allevamenti intensivi, allevamenti dove esistono condizioni certamente innaturali e umanamente insopportabili agli occhi dei più sensibili.
Queste condizioni si ripercuotono sugli animali, tanto che sono riempiti di antibiotici per non cadere in continue malattie. Senza parlare della possibilità di somministrare estrogeni che accelerano la crescita e quindi in pochi mesi un pulcino diventa gallina... La soluzione sarebbe quella di scegliere prodotti con l'indicazione BIO, ma a volte costano molto.

Il problema del Sud-Est asiatico, invece, meriterebbe riflessioni più specifiche, in primis riguardo la Cina. Dai miei studi, se pur modesti, certamente posso dire che lì la situazione fino ad oggi è drammatica sia da un punto di vista sanitario sia da un punto di vista etico.

Si può assistere per esempio allo squartamento di cani in strada, senza che vi sia alcun turbamento (il cane San Bernardo, per es., emblema della tolleranza qui da noi in occidente, in Cina è molto apprezzato... è infatti macellato). Nelle “macellerie” si possono vedere gabbie affollate di gatti, che uno può scegliere e farsi macellare lì sul posto.

E' un territorio, quello cinese, che rischia il collasso in brevissimo tempo. Molte specie endemiche a causa di questo progresso senza regole e del rispetto di sola facciata per l'ambiente porterà a conseguenze senza ritorno. Gli ecosistemi entreranno in crisi e sarà coinvolta la stessa società civile. Non a caso le nuove forme di malattie nascono tutte da quell' area, e da quella africana.

Vi sono molti altri stati che applicano della pratiche orribili contro animali intelligentissimi e sensibilissimi come i delfini, fatta dai giapponesi con mattanze indescrivibili.... In questi casi la soluzione sarebbe quella di fare una pressione al governo, per esempio, costituendo una rete tra le associazioni “verdi” che boicottino i prodotti di tali singoli stati. Su questo punto non è detto che io stesso, avendo il tempo necessario, non mi concentri per buttar giù un piano operativo concreto, già abbozzato.
Ancora: anni fa, il governo canadese, sulla base di un presupposto scientifico legato alla pesca di pura ingenuità (per non dire ignoranza) come infatti si dimostrò, sterminò i beluga, oramai messi a rischio. Il problema rimane per le foche, ma speriamo che abbiano ora dei consulenti almeno più preparati...
La mia visione e credibilità a questo punto è seriamente compromessa, nel senso che sapete da che parte sto... sono vegetariano.
 (articolo scritto nel 2005, successivamente sono divenuto vegano)
Secondo me, il problema è sia quello di dar voce ai più deboli, sia quello di esser consapevoli della nostra intelligenza e quindi di una maggiore responsabilità, che non ci porti a sconfinare in una prevaricazione e/o crudeltà verso gli indifesi, sia quello di tutelare la nostra sensibilità: vedere delle scene violente contro gli animali porta un turbamento anche in chi osserva. Impedendo l'atto cruento, non si tutela solo la sofferenza dell'animale, ma anche lo svilimento dell' uomo che guarda o che sa.
L'uomo che agisce contro un essere incapace di difendersi offende la nostra morale e mette a rischio la nostra convivenza etica.

Questo è il punto su cui credo convenga puntare, sia perché è più facile che passi in una mentalità egoistica come la nostra, sia perché può aprire la strada in via prospettica alla mera tutela dei diritti degli animali.
Quindi dire no alla carne a mangiare carne significa dire si alla vita, e rispettare una madre con il suo cucciolo, perché noi mangiamo soprattutto cuccioli, neonati.

A livello personale posso dire che gli animali mi hanno trasmesso molto fin da piccolo, mi hanno educato: ho capito l'importanza ed il senso della responsabilità ed il rispetto del più debole. Potrei, allora, ultimare con le parole di Colette, visto che il gatto è stato l'animale più vicino a me: “A frequentare un gatto si rischia di diventare migliori".

Giacomo Gallo


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