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Il macello degli agnelli

Il macello degli agnelli e dei capretti

La carne che hai nel piatto è viva, era di un piccolo essere nato da uno, due mesi. Essere indifeso e che pensava. Strappato alla madre, nelle ultime ore  ha vissuto questo: suoni di sbarre di ferro, l’affanno,  l'odore del sangue, i lamenti dei suoi simili macellati.
Sottratto alla madre che ha cercato di coprirlo con il proprio corpo, trasportato in condizioni da inferno per ore, ore(delle volte giorni!) per arrivare al luogo di macellazione.
Giunti, vengono spinti con mazze di ferro e calci sui nastri trasportatori, storditi(almeno così la legge prescrive), e se tutto va bene sgozzati.
Nel dettaglio gli si pratica un foro nella carotide e si attende che tutto il sangue fuoriesca. Dunque, con un compressore sottocutaneo applicato dal retro si scuoiano.
E' assurdo macellare uccidere capretti ed agnelli a Pasqua sopratutto per chi e' cattolico o religioso.
Il ricordo che ho della primavera è chiara, semplice: voglia di risveglio, d’aria fresca nei polmoni, di scoperta, il momento per pensare, per fare lunghe passeggiate, per correre, insomma il momento peggiore per morire, e poi per cuccioli di pochi mesi.
La nostra intelligenza dovrebbe essere supportata da una maggiore responsabilità e senso di giustizia, d’impegno e di dissenso; di dire “no”, a scelte che altri prendono per noi, che ci calano addosso ma che non sono nostre, imposte da lontano e da qualcuno non definito, scelte distanti dalla nostra identità e che non ci appartengono.
Giacomo Gallo


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